L’affollamento visivo o effetto crowding nello spartito musicale

La dislessia è un termine che definisce una disabilità, ovvero un’abilità non efficiente, compromessa o addirittura molto ridotta. Questa condizione però inerisce in senso lato all’apprendimento, all’incontro col mondo, alla sua visione, alla sua elaborazione.

La definizione di dislessia quindi, o scarsa lettura, restringe in modo implicito il campo di riflessione sulle effettive difficoltà che ha il soggetto in merito non solo all’elaborazione delle informazioni ma alla loro percezione: infatti prima di interpretare ciò che si vede o si ascolta bisogna stabilire che cosa è stato effettivamente registrato dal sistema cognitivo, cosa è stato visto!

Sappiamo che il dislessico per esempio, in relazione al sistema uditivo, ha problemi di tuning e quindi di selezione di questo tipo d’informazione.

Riflettendo invece sul sistema visivo, coinvolto nel rapporto con un testo da leggere, possono esserci compromissioni dovute a un binocularismo, frequente nei dislessici, o a caratteristiche percettive molto singolari e insospettabili come per esempio l’effetto river.

In questo senso tutte le indicazione accessorie alla notazione devono essere soppresse: “la nota musicale è già troppo…” (da : Dislessia “nota per nota”, M. Montanari, Milano, Rugginenti, 2014)

E’ importante peraltro sottolineare come tutte le indicazioni espressive di un testo musicale si riferiscano a effetti e non a cause. Ovvero le indicazioni di movimento e sonorità sono la descrizione di comportamenti che possono essere verosimilmente rappresentati solo se sentiti in modo autentico e significativo. Diversamente si verrebbe a creare una discrepanza evidente tra il contenuto semantico e quello formale all’interno della comunicazione del linguaggio. Un po’ come se, esprimendosi verbalmente, venissero formulate intenzioni incongruenti al linguaggio non verbale, espresso attraverso il gesto e il tono della voce.

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